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Collana Macchione di Storia e Biografie

Storia del giovane Rodari (978-88-6570-150-8)
€ 20,00
Storia del giovane Rodari Storia del giovane Rodari
di Pietro Macchione

 

Questo volume costituisce il tentativo di raccontare in modo organico e documentato i primi trent’anni di vita di Gianni Rodari, quelli decisivi per la formazione dell’uomo e dello scrittore, ricchi di ideali ed eroismi, turbamenti e delusioni, fatiche e risultati.
Ciò è stato reso possibile grazie a una preziosa serie di nuovi documenti che da poco ho rintracciato, all’ampia raccolta di scritti rodariani utilizzata per la pubblicazione del volume Gianni Rodari e la Signorina Bibiana. I racconti e gli scritti giovanili 1936-1947, da me scritto assieme a Chiara Zangarini e Ambrogio Vaghi (Varese 2010); oltre che naturalmente alle decine e decine di ricerche condotte negli anni a Gavirate (Amici di Fignano) e Omegna, dal Centro Studi Gianni Rodari di Orvieto, nelle Università, in Archivi e Biblioteche. Senza dimenticare il fondamentale contributo di studiosi come Marcello Argilli, Luciano Caimi, Giorgio Diamanti, Carmine De Luca, Pino Boero, Giorgio Bini e molti altri citati nel volume; ma soprattutto di Maria Teresa Ferretti Rodari, custode con la figlia Paola della memoria di Gianni.

http://www.rmfonline.it/?p=13179


http://www.varesereport.it/2013/06/14/in-libreria-ritratto-di-rodari

Leggi la recensione pubblicata sull'Agenzia ANSA:
 
Il valore, il senso e le potenzialità espressive del fumetto furono motivo di civile, ma forte, dissenso fra lo scrittore comunista Gianni
Rodari da una parte, il leader del Pci Palmiro Togliatti e la compagna del 'migliorè Nilde Iotti dall'altra. Di questo fatto dà testimonianza 'Storia del giovane Rodarì scritto da Pietro Macchione per la sua stessa casa editrice con la collaborazione di Chiara Zangarini e Ambrogio Vaghi.
Nel libro l'aspetto di questa diatriba non è soltanto curioso, perchè si esplora invece il concetto che sul piano culturale il Partito Comunista aveva delle nuove arti, termine peraltro disconosciuto, sul piano della comunicazione e della propaganda nei confronti soprattutto dei giovani. Nel 1951 la futura presidente della Camera, pur contestando in Parlamento un progetto di legge democristiano che mirava a un maggiore controllo della stampa destinata all'infanzia e all'adolescenza, prese posizione condannando il fumetto sia per i contenuti che per la forma. Ne scrisse anche su 'Rinascità e allora Rodari contestò le tesi della Iotti, lui che sostenuto da un'altra grande figura del Pci come Giancarlo Pajetta aveva portato al
successo 'Il Pionierè anche grazie al fumetto, e scrisse al direttore Togliatti. Il quale non si chiamò fuori e interloquì con il maestro della filastrocca lasciandogli qualche porta aperta. Una posizione dell'eterodossia comunista che oggi può sembrare davvero singolare o addirittura ridicola.
Ma nel volume si traccia tutta la storia del Rodari giovane dall'appassionata esperienza cattolica e quasi confessionale, a una sua onesta e brevissima autobiografia in cui lo scrittore fa ammenda della sua pur minima partecipazione agli obblighi fascisti. «Era una vigliaccheria - scrive - ma non avevo altre vie d'uscita: un operaio avrebbe reagito in altro modo, io ero un intellettuale piccolo borghese di periferia e avevo i difetti di questa categoria». E poi vari splendidi articoli come inviato dell'Unità alcuni - sulla tragedia di Loano con 44 bambini morti, molti milanesi, ad Albenga - che ne prefiguravano l'incredibile talento. (ANSA).

 

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